CASTELL’ALFERO

CASTELL’ALFERO

Piccolo e affascinante borgo del Piemonte

Dove si trova

Castell’Alfero è un gioiellino in provincia di Asti. Chi vi accede per la prima volta, resta senz’altro colpito dalla struttura quasi circolare e concentrica che culmina su una collina, dove si erge il castello. La prima impressione è quella di trovarsi in un luogo fermo nel tempo e nello spazio, con grandi distese verdi tutt’intorno, antichi palazzi e strade strette. Ciononostante ci si trova a due passi da Asti, da Alessandria e da Torino. Arrivarvi è molto semplice, grazie alle molteplici fermate degli autobus. In auto, dall’autostrada A21 per Torino, si esce ad Asti e si seguono le indicazioni per Casale Monferrato. L’aeroporto più vicino è quello di Torino.

Cenni storici

Le prime notizie storiche si riscontrano nei reperti archeologici che testimoniano la presenza in loco di un’antica strada romana, chiamata “via Levata”che, costeggiava il torrente Versa, proseguendo poi lungo il percorso che approssimativamente disegna l’attuale ferrovia. Documenti ritrovati attestano intorno al 1100 il dominio di Asti. Risalgono a quel periodo i resti di due roccaforti, oggi cascine di campagna, su cui l’imperatore Barbarossa aveva rivendicato il controllo.Il nome del paese, anticamente “Castrum Alferii”, pare derivi dalla comunità che un tempo abitava il fondovalle, presenza testimoniata da resti di un’antica torre, oramai scomparsa, che sorgeva nell’attuale zona di San Pietro Guadarobio. Intorno al 1300, la popolazione, sfinita dall’ultimo degli attacchi dei Monferrini e con l’aiuto del comune di Asti, decise di spostarsi sulla collina, che senz’altro pareva più sicura. Le vecchie fortificazioni furono ripristinate, dando origine anche al castello giunto fino a noi. Per un breve periodo, intorno al 1350, il piccolo comune fu sotto il dominio dei Monferrini, che non si erano arresi alla sconfitta da parte degli astigiani. Successivamente, grazie all’intervento mediatore del papa Urbano V, tornò sotto il dominio e la protezione di Asti. Tuttavia ci volle il 1482 affinché la città di Asti e i cittadini del feudo trovassero un accordo civile di convivenza, grazie ad un trattato che sanciva gli stessi diritti per gli abitanti di entrambi i comuni e tasse più eque. Dopo circa tre secoli di pace, il duca di Mantova, in lotta contro i Savoia, vide i suoi soldati bruciare e saccheggiare il territorio di Castell’Alfero, che, insieme allo stesso comune di Asti, era oramai passato nelle mani dei Savoia. Nel 1969 Carlo Emanuele I cedette il feudo a Gerolamo Germonio ed egli, nel 1640, lo vendette ad Alessandro Amico, contabile dei Savoia. Egli fece del castello la dimora della sua famiglia, apportando modifiche e ristrutturazioni fino a fargli assumere l’aspetto che oggi possiamo ammirare. Dopo l’estinzione degli Amico, nel 1705 il paese passò sotto il dominio spagnolo per un periodo. Il castello nel 1905, fu acquistato dal Comune per farne la propria sede. Bello ricordare che qui nacque Giovan Battista De Rolandis, ideatore della bandiera tricolore italiana.

Cose da non perdere

La prima cosa da visitare è senz’altro il Castello, elegante residenza della famiglia Amico dal 1700. Oggi, proprietà del comune, ospita nei sotterranei un museo di antichi reperti. Le sale sono spesso utilizzate per cerimonie eleganti e di prestigio; eventi e concerti sono sovente all’ordine del giorno.
Interessante la visita alla Chiesa di Santa Maria Dell’Assunta che si trova al di dentro del recinto del castello, che ad oggi risulta l’unica chiesa parrocchiale di stile barocco, così come il castello, grazie ad un quasi totale restauro intorno al 1700.
Non è poi da sottovalutare la bellezza del Roseto della sorpresa, meravigliosa raccolta di più di 500 specie di rose immersi in un giardino ottocentesco.
Non dimentichiamo infine la Chiesa di SS Pietro e Paolo edificata nel XII secolo, offre la possibilità di ammirare tra l’altro bellissimi affreschi del 1400.

Piatti tipici per buongustai

Per un turista italiano e non, che vada a visitare un posto nuovo, non possono mancare indicazioni gastronomiche stuzzicati. Piatti tipici di questi luoghi sono gli gnocchi all’ ossolana, il cui nome deriva dalla val d’Ossola, consistenti in gnocchetti fatti impastando vari ingredienti, quali farina, castagne, uova e zucca, normalmente conditi con funghi. A seguire ricordiamo la lepre in Civet, a base di lepre marinata per due o tre giorni nel suo sangue, insieme a vino rosso e aromi. Infine un piatto più conosciuto, il risotto ai funghi porcini.

Dove soggiornare

Chi volesse godere appieno delle bellezze del posto, non avrebbe che l’imbarazzo della scelta per decidere dove soggiornare. Di seguito qualche suggerimento con i link per accedere direttamente ai siti delle strutture:

Queste per restare al centro del paese. Ma volendosi spostare un po’, la scelta è ancora più vasta e rispondente a tutte le diverse esigenze.

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